
Il concetto di reale nell’insegnamento di Jacques Lacan.
Sin dall’inizio della sua pratica, nel suo “ritorno a Freud”, Lacan rilegge l’esperienza psicoanalitica a partire da tre registri distinti: il reale, il simbolico e l’immaginario. La cura, infatti, si gioca su due piani, quello dell’inerzia, del narcisismo e della fissazioni libidiche – che corrisponde all’immaginario – e il piano della dialettica significante, che corrisponde invece al registro del simbolico, e che permette la risoluzione dei sintomi attraverso la messa in parola di quanto è stato rimosso. Nel primo periodo del suo insegnamento, quindi, per Lacan, il reale è il dato allo stato bruto, non pertinente nell’esperienza analitica e che, in seguito, sarà definito come l’impossibile. Possiamo dire che, in questo periodo, il simbolico domina il reale in modo assoluto, al punto che esso è addirittura escluso dal campo psicoanalitico.
In seguito, però, la riflessione di Lacan sull’esperienza analitica lo porta ad affermare la supremazia del reale sul simbolico e sull’immaginario. Di fronte alle impasses dell’analisi, già evidenziate da Freud nella forma dell’al di là del principio di piacere, Lacan, nel suo seminario dedicato all’etica della psicoanalisi, parla di Das Ding, La Cosa, come del reale che si ripete e che ritorna sempre allo stesso posto.
Nell’ultimo periodo del suo insegnamento, Lacan continua il suo tentativo di render conto di quello che si evidenzia nell’esperienza analitica. L’essere parlante, quindi, viene considerato come un annodamento dei tre registri: il corpo (registro immaginario), l’inconscio (simbolico) e il godimento (reale). Il reale, nello specifico, è anzitutto il reale proprio della psicoanalisi - l’unica novità che Lacan ritiene di aver apportato alla psicoanalisi, quello che lui chiama il suo sintomo – che si distingue dal reale della scienza. Il reale, in questo senso, viene definito da Lacan come l’impossibile (cfr. Godel), disgiunto dal sapere inconscio, ed è quello “che non cessa di non scriversi”. Si tratta di un reale senza necessità, pura contingenza, senza senso, e che costituisce, per così dire, il nucleo stesso del sintomo. In questo senso, Lacan dice anche che il reale è l’annodamento borromeo dei tre registri, la terzietà di tre registri che sono fondamentalmente inconciliabili fra loro. Com’è possibile, allora, nell’analisi incidere con il simbolico sul reale, se il reale è l’indicibile per eccellenza? In primo luogo, possiamo dire che quello che si raggiunge nell’analisi sono solo dei “pezzi di reale” (bouts de réel), dei punti di impossibile, fuori senso che si ripetono. Il reale, inoltre, emerge, per ognuno, nella forma dell’angoscia; esso, quindi, come ha indicato di recente J.-A. Miller, è una positività che può essere raggiunta solo in negativo, è disgiunto dalla verità in quanto è assolutamente opaco. J.-A. Miller ha indicato anche che un modo per raggiungere il reale sarebbe la via apofatica (Husserl): non appena si dice qualcosa del reale, in un certo senso, si è già a lato…. Per questo motivo, secondo Lacan, l’annodamento a tre, in quanto reale, è assolutamente particolare, diverso per ogni essere parlante, è l’annodamento di simbolico, immaginario e reale che costituisce la sua particolarità.
Sin dall’inizio della sua pratica, nel suo “ritorno a Freud”, Lacan rilegge l’esperienza psicoanalitica a partire da tre registri distinti: il reale, il simbolico e l’immaginario. La cura, infatti, si gioca su due piani, quello dell’inerzia, del narcisismo e della fissazioni libidiche – che corrisponde all’immaginario – e il piano della dialettica significante, che corrisponde invece al registro del simbolico, e che permette la risoluzione dei sintomi attraverso la messa in parola di quanto è stato rimosso. Nel primo periodo del suo insegnamento, quindi, per Lacan, il reale è il dato allo stato bruto, non pertinente nell’esperienza analitica e che, in seguito, sarà definito come l’impossibile. Possiamo dire che, in questo periodo, il simbolico domina il reale in modo assoluto, al punto che esso è addirittura escluso dal campo psicoanalitico.
In seguito, però, la riflessione di Lacan sull’esperienza analitica lo porta ad affermare la supremazia del reale sul simbolico e sull’immaginario. Di fronte alle impasses dell’analisi, già evidenziate da Freud nella forma dell’al di là del principio di piacere, Lacan, nel suo seminario dedicato all’etica della psicoanalisi, parla di Das Ding, La Cosa, come del reale che si ripete e che ritorna sempre allo stesso posto.
Nell’ultimo periodo del suo insegnamento, Lacan continua il suo tentativo di render conto di quello che si evidenzia nell’esperienza analitica. L’essere parlante, quindi, viene considerato come un annodamento dei tre registri: il corpo (registro immaginario), l’inconscio (simbolico) e il godimento (reale). Il reale, nello specifico, è anzitutto il reale proprio della psicoanalisi - l’unica novità che Lacan ritiene di aver apportato alla psicoanalisi, quello che lui chiama il suo sintomo – che si distingue dal reale della scienza. Il reale, in questo senso, viene definito da Lacan come l’impossibile (cfr. Godel), disgiunto dal sapere inconscio, ed è quello “che non cessa di non scriversi”. Si tratta di un reale senza necessità, pura contingenza, senza senso, e che costituisce, per così dire, il nucleo stesso del sintomo. In questo senso, Lacan dice anche che il reale è l’annodamento borromeo dei tre registri, la terzietà di tre registri che sono fondamentalmente inconciliabili fra loro. Com’è possibile, allora, nell’analisi incidere con il simbolico sul reale, se il reale è l’indicibile per eccellenza? In primo luogo, possiamo dire che quello che si raggiunge nell’analisi sono solo dei “pezzi di reale” (bouts de réel), dei punti di impossibile, fuori senso che si ripetono. Il reale, inoltre, emerge, per ognuno, nella forma dell’angoscia; esso, quindi, come ha indicato di recente J.-A. Miller, è una positività che può essere raggiunta solo in negativo, è disgiunto dalla verità in quanto è assolutamente opaco. J.-A. Miller ha indicato anche che un modo per raggiungere il reale sarebbe la via apofatica (Husserl): non appena si dice qualcosa del reale, in un certo senso, si è già a lato…. Per questo motivo, secondo Lacan, l’annodamento a tre, in quanto reale, è assolutamente particolare, diverso per ogni essere parlante, è l’annodamento di simbolico, immaginario e reale che costituisce la sua particolarità.
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